sabato 3 gennaio 2015

Erika Lust: «Nei miei film, i (veri) sogni erotici delle donne»

Svedese, 37 anni, una laurea in Scienze Politiche con specializzazione sui diritti femminili. Regista, sceneggiatrice e produttrice di pluripremiati film per adulti, Erika Lust ha rivoluzionato l'industria del porno con la sua cinematografia d'avanguardia, incentrata sull'erotismo femminile. Il suo nuovo progetto XConfessions racconta le fantasie erotiche che donne di tutto il mondo le rivelano. L'obiettivo? Indagare la dimensione più autentica e attuale del piacere femminile 

 

Intrigante, sensuale, trasgressivo. Ultraesplicito, ovvio. Ma eccitante come piace alle donne. Vedere un film firmato Erika Lust è una hard experience che colpisce. Come solo un adult movie pensato da una donna per una donna può fare. Perché protagonista non è più la reificazione del corpo femminile, ma il suo piacere, la passionalità, i dettagli che fanno la differenza. E il gioco erotico che sa stimolare la mente.
Quello stesso piacere femminile portato in primo piano, senza pruderie né eufemismi, anche da Lars Von Tiers, che al Festival di Berlino ha presentato la versione integrale del primo capitolo del suo attesissimo Nynphomaniac. Un film definito già "porno d'autore" e che nel raffinato, acuto e lungimirante progetto del celebre regista danese è appunto una celebrazione non solo della sessualità femminile, ma anche della presa di potere delle donne.

Nata nel 1977 a Stoccolma, laureata in Scienze Politiche con specializzazione sui diritti femminili, Erika Lust (all'anagrafe Erika Hallqvist) vive e lavora da oltre un decennio a Barcellona, dove ha fondato la casa di videoproduzione Lust Film. Regista, sceneggiatrice e produttrice, Erika ha all'attivo quattro film erotici vincitori di premi, oltre a vari cortometraggi. Il suo nuovo progetto XCONFESSIONS, dedicato alle fantasie erotiche femminili, coniuga lo stile cinematografico all'avanguardia che la caratterizza con le storie di sesso raccontate da donne di tutto il mondo sul sito www.xconfessions.com, nell'intento di dar vita a un nuovo genere di film per adulti che possa meglio rappresentare il tipo di sessualità cui le donne aspirano.

In che senso possiamo parlare di un nuovo genere di porno?
«Credo che il mio primo progetto The Good Girl (2005) abbia mostrato al mondo che un altro tipo di porno è possibile. L'incredibile successo raccolto anche dagli altri film ha poi sfidato l'industria stessa a cambiare. I miei lavori esulano da qualunque altro genere di intrattenimento per adulti semplicemente perché non credo che si debba sacrificare la trama se il soggetto è il sesso. E non credo nemmeno che la gente non capisca la differenza. Siamo circondati da tecnologia avanzata sul fronte della cinematografia, eppure il porno è superato, vecchio, noioso perché negli ultimi quarant'anni non è cambiato affatto».

Quali sono gli aspetti fondamentali dei tuoi film erotici?
«Il primo e il più importante è il piacere femminile. La maggior parte delle donne  è in grado di riconoscere un orgasmo finto a un chilometro di distanza! E si chiede "perché quella ansima così se è assolutamente IMPOSSIBILE che in tale posizione si possa provare qualcosa"? Poi mi piace scegliere protagonisti che vivano il sesso con entusiasmo, che abbiamo un bell'aspetto ma che possano anche sembrare il vicino di casa oppure l'affascinante cameriere del proprio ristorante preferito. Li dirigo per avere il genere di erotismo che hanno in privato, nelle loro camere da letto: lento, appassionato, con effusioni e dirty talk, come più piace a loro.  E poi catturo quei piccoli momenti, accanto al sesso, che intrigano tanto: il modo in cui respirano o in cui lei lo guarda, il modo in cui lui le sussurra nell'orecchio, quel movimento che lei fa con la lingua... In secondo luogo, voglio cogliere qualcosa che è completamente dimenticato nel porno: la modernità . I film di oggi sono uguali a quelli di trent'anni fa, con recitazione orribile, personaggi cliché e trame debolissime. Come si può pensare che io mi identifichi con un'attrice che non solo non mi somiglia affatto, ma è pure vestita come una scolaretta e sta dando piacere a un uomo che si suppone essere il suo insegnante, per ottenere un buon voto? Queste storie terribili, queste finzioni e questi protagonisti sono anacronistici ed è il momento di proporre qualcosa di migliore, qualcosa che parli alle donne moderne.
Terzo: do grande importanza all'estetica. Probabilmente perché quando io stessa guardo un film sono molto esigente. Uso videocamere di altissima qualità (HD o Red), cerco location belle e moderne (non soltanto camere da letto), uso musica indie, scelgo un make-up realistico e abiti di tendenza per gli attori, uso i sex toys più nuovi e lingerie di design».

Il tuo nuovo progetto XConfessions appare innovativo, in questo senso...
«XCONFESSIONS è un'autentica personificazione del mio approccio nuovo, fresco. Unisce il mio stile cinematografico pionieristico con storie vere raccontate anonimamente sul sito www.xconfessions.com al fine di dar vita a contenuti erotici creati direttamente dal pubblico. Sto cercando di realizzare qualcosa che ispiri le persone e che non sia soltanto 5 minuti di materiale buono solo per l'autoerotismo».

Rispetto a dieci anni fa come stanno cambiando le fantasie femminili?
«È una bella domanda! Non sono certa di come le fantasie siano cambiate, ma posso dire che le donne ne parlano più apertamente. Credo che col passare del tempo abbiamo avuto maggiore possibilità di parlare di sesso e di quello che desideriamo, grazie ai forum on line, ai programmi radio e tv incentrati sull'eros, all'ampio fiorire di una nuova letteratura erotica e ovviamente del porno.
Per quanto riguarda invece ciò che le donne desiderano, se si guarda alla letteratura degli anni '60 e '70 (come Il mio Giardino Segreto di Nancy Friday), le fantasie femminili erano molto diverse, probabilmente  perché all'epoca era diverso ciò che veniva considerato "tabù". Per esempio, fantasie omosessuali e interraziali erano molto più popolari (e scioccanti a livello sociale) rispetto a oggi».

Come selezioni le fantasie erotiche per i tuoi film?
Da regista cerco sempre qualcosa di nuovo, un po' di fetish, qualche storia o fantasia incredibile che accenda la mia immaginazione. Devo comunque essere sempre in grado di vederla mentalmente tradotta in film. Un esempio è Sadistic Trainer, la storia di una ragazza che detesta la ginnastica e riesce ad affrontare le lezioni di educazione fisica fantasticando di legare l'insegnante e fare sesso con i compagni di classe.
Ovviamente, dato che il progetto è quello di fare film che rappresentino le fantasie vere della gente, ho anche preso spunto dai temi più popolari. Alcune delle fantasie più comuni che ho trovato sono sul tema del tradimento, del menage à trois, dell'essere legati o sui rapporti omosessuali. In questi casi, come con Hold me so tight it Hurts, ho cercato di trovare una confessione che colpisse la mia attenzione e che potesse rivelarsi eccitante per il pubblico».

Che cosa vogliono oggi le donne?
«Non credo che sarei mai capace di rispondere! E' vero, faccio e vendo film sul sesso e ho un progetto per portare alla luce storie e fantasie erotiche, ma non mi interessa fare delle considerazioni generali.  Dico sempre che il mio successo come regista dipende dal fatto che realizzo quel genere di film che mi piacerebbe vedere e questa filosofia non è cambiata nel tempo. Succede semplicemente che ciò che fa appello alla mia sessualità fa appello anche alla sessualità di altre donne, soprattutto a quelle che non hanno mai avuto interesse per il porno. Posso quindi dire ciò che io desidero, ciò che io voglio vedere nei miei film per adulti. E io voglio vedere attori attraenti, passione vera, "chimica". Voglio vedere quel genere di sesso che mi piacerebbe fare, non soltanto una lista di posizioni. Voglio vedere storie, personaggi, luoghi realistici, voglio vestiti, accessori e musiche alla moda e soprattutto, voglio vedere piacere autentico!». 


(Pubblicato su Glamour.it, 2014. Foto: Erika Lust by Alberto Gamazo)

Rocco Siffredi e gli errori delle coppie (non solo a letto)

Dagli amori effimeri dei tempi moderni al potenziale sessuale inespresso di ciascuno di noi, all'erotismo ludico "salvacoppia". A tu per tu con il celebre pornoattore, special guest della Durex Love Parade di Bologna, la città più passionale d'Italia secondo il concorso Loveville 2013 

Rocco Siffredi è un uomo ampiamente dotato. Di senso estetico (l'affascinante moglie Rozsa Tassi, in arte Rosa Caracciolo, è stata Miss Ungheria), senso della famiglia (è padre scrupoloso di due ragazzi di tredici e diciassette anni), senso degli affari (oltre a una sua casa di produzione di film hard, Rocco ha recentemente abbracciato il mondo del Food & Wine, creando il brand di una catena di ristoranti, i Rocco's World Café, e presentando un vino insieme all'amico abruzzese Jarno Trulli all'ultimo Vinitaly).
Ma la natura, con lui, è stata generosa anche sotto un altro aspetto: gli ha donato un grosso senso dell'ironia. E lo sfrutta, sapientemente, in ambito artistico nel nuovo programma tv di Sky dedicato all'erotismo di coppia. In "Ci pensa Rocco",  il celebre pornodivo incontra coppie che hanno bisogno di vivacizzare la vita intima e rinvigorire un eros un po' troppo assopito, dando loro dritte e soluzioni smart. Lo fa con un approccio che fa leva, appunto, sul sense of humor: «chi si aspetta qualcosa di strong resterà spiazzato!».
Capita poi che, fra una ripresa e l'altra, Rocco Siffredi partecipi a eventi particolari in veste di ospite d'onore.  Come nel caso della serata organizzata da Durex, a conclusione del concorso Loveville 2013, che ha eletto, fra quindici candidate, la città più passionale d'Italia, quella cioè dove più si fa l'amore. Rocco è infatti la guest star della Love Parade, la grande festa organizzata il 19 aprile nella discoteca Matis della città che si è aggiudicata il titolo: Bologna. Qui, nei due mesi di competizione, è stato registrato il maggior numero di vendite procapite (davanti a Firenze e Verona, rispettivamente seconda e terza classificata) di prodotti legati alla sfera sessuale, tra mass market e canale farmaceutico, per una spesa totale di 546 mila euro.

Bologna la buongustaia e ora anche la passionale…
«Non mi stupisce che sia risultata la città dove più si fa l'amore! I bolognesi sono gente che ama divertirsi. E sanno bene come si fa. La passionalità è un elemento fondamentale. Significa vivere con il massimo del coinvolgimento, fare le cose mettendoci il corpo e l'anima».
Eppure non sempre una passione travolgente dura nel tempo. Succede in certe relazioni...
«Molte coppie, oggi, sono come fuochi di paglia. Si incontrano, si sposano e, il più delle volte, si lasciano dopo un po'. Io e mia moglie siamo insieme da vent'anni ed è grazie a lei che ho capito molte cose. Per esempio, che è un errore cercare "l'anima gemella". È vero, nella vita può capitare di incontrare ragazze che ti attirano e con cui pensi di poterti divertire di più. Ma non puoi dimenticare, per questa ragione, la storia della tua vita».
Difficile mantenere sempre alta l'attrazione reciproca, come si fa?
«Ci sono tre ingredienti fondamentali, a mio avviso, per far durare un rapporto: in primo luogo la tolleranza, sentimento che le coppie giovani non sembrano conoscere. Segue la volontà di rinnovarsi, in continuazione. Noi siamo un po' come le piante: abbiamo bisogno di acqua e cure quotidiane. Non dobbiamo mai dare l'altra persona per scontata, nella nostra vita».
È in questo che, secondo te, sbagliano uomini e donne?
«Lo sbaglio consiste nel fatto che a volte "ci si rilassa" troppo. L'uomo perde la voglia di essere "figo", la donna dimentica di rendersi attraente, di giocare con la propria sensualità. Qui entra in gioco il terzo ingrediente: la creatività . In particolare nel sesso, è davvero importante giocare insieme, personalizzarsi, inventare e sperimentare con un approccio curioso».
Per esempio?
«La prima cosa da capire è che la vera sessualità viene spesso vissuta soltanto al 10%. È sul potenziale inespresso che si può lavorare. A una donna basta giocare con il make up: guardarsi truccata può già permetterle di trovare un elemento in più per abbandonare il vecchio modo di porsi e adottarne uno nuovo.  Anche gli accessori che esaltano la femminilità sono dei must: l'impianto make up e tacchi a spillo funziona sempre tantissimo».
E i sex toys?  Quanto possono aiutare l'erotismo di coppia?
«Possono essere interessanti soprattutto per le donne: il comparto destinato al piacere femminile, di fatto, è il più sviluppato. Personalmente ne vedo pochi. In genere mia moglie li usa soltanto quando io sono via per lavoro».
C'è anche chi, per piacere di più, ricorre alla chirurgia estetica nei punti "clou"…
«Mi è capitato molte volte di incontrare ragazze con il complesso del seno piccolo o ragazzi che si pongono il problema delle dimensioni, ripetendomi: "tu fai presto a dire che non sono importanti" (ehm… se vi state chiedendo quale sia la portata della "dimensione artistica" di Rocco Siffredi, la risposta è: 23 centimetri, ndr). Chi ricorre a questi interventi, in altre parole, ha bisogno di risolvere un suo problema e io non ho nulla in contrario con questa scelta, se ciò può servire a portare benessere, a vivere il proprio corpo in maniera più serena. Un seno al silicone può essere ugualmente interessante, anche se, personalmente, ritengo che non vi sia nulla di più bello di ciò che è totalmente naturale».
D'accordo, la sua "specialità" sarà anche il sesso anale. Ma Rocco Siffredi è decisamente un uomo avanti.

(Pubblicato su Style.it, 2013. Foto: Rocco Siffredi Official on Instagram)

martedì 3 giugno 2014

Betony Vernon: «Cos'è il sesso senza l'amore?»

Da celebre designer di erotic jewels a neoscultrice di opere monumentali per la Fondazione Henraux. Ora l'eclettica artista si prepara per una nuova sfida creativa: il suo primo libro. Una Bibbia del piacere... 

Il fascino non è un semplice fatto estetico. Nasce e si sviluppa come caratteristica nutrita da componenti emozionali, psicologiche, comportamentali. È carisma che conquista, forza che seduce, potere che ammalia. Il fascino, nella sua autenticità, non può essere disgiunto da quello che è il suo motore intrinseco: lo stile. Poche volte, nella vita, succede di incontrare persone, donne dotate di tale peculiarità. Una di queste si chiama Betony Vernon.
Sex jewel designer (i suoi celebri bijoux erotici sono stati indossati anche da star del cinema hollywoodiano), love & pleasure educator (ha collaborato con emittenti televisive internazionali e tenuto workshop sul tema sul piacere), scrittrice erotica (ha appena ultimato la stesura del suo primo libro: The Boudoir Bible, la Bibbia del Boudoir, che sarà pubblicata da Rizzoli International nel febbraio 2013), creativa dell'arte che interpreta il piacere a tutto tondo, Betony Vernon, nata in Virginia 44 anni fa e cresciuta artisticamente fra gli Stati Uniti e l'Europa, si cimenta in un nuovo percorso artistico, che l'ha portata a collaborare con la Fondazione Henraux, nome storico nella lavorazione del marmo toscano, per la realizzazione di due opere: la Origin Chair ( una "seduta d'amore" dedicata agli amanti, replicata in limited edition) e la maxi scultura di tre metri Origin, un "portale" che si attraversa fisicamente e che mette in comunicazione l'anima del mondo con ciò che è eterno, infinito, universale.
Entrambi i lavori si potranno ammirare fino al 10 marzo, insieme a una selezione dei suoi più celebri sex jewels, alla Triennale di Milano, in occasione della mostra Kama, Sesso e Design che pone in luce modi, forme e strategie con cui la sessualità si incorpora nelle cose e dà loro nuova vita.


Com'è stato lavorare con il marmo, un materiale nuovo rispetto ai metalli e con cui non ti eri mai confrontata?

«In realtà, già da bambina mi cimentavo nella lavorazione del legno: non c'è materiale che non mi attiri, che non mi affascini!  La cosa bella del nuovo progetto è che il marmo su questa scala ha dato vita a un lavoro molto interessante: è infatti la prima volta che realizzo un oggetto monumentale.
Il marmo è un materiale nobile, arriva dalla terra esattamente come l'oro e l'argento, ed è iper raffinato. In più, è duttile. In Toscana ho avuto l'onore di lavorare insieme al maestro Renzo Maggi, che mi ha insegnato a scalpellarlo, trattarlo, limarlo. Ho scoperto che il marmo è molto più dolce del metallo: passare da un bijoux di pochi centimetri a un oggetto di tre metri è stato super eccitante! Ora mi sento addosso una sorta di virus del metallo!».


Da dove è scaturito il tema dell'Origine?

«Ho avuto una sorta di flash. Una visione davvero molto chiara, che poi ho cominciato a portare sulla materia per capire se potesse funzionare anche come autentico oggetto di design».

Origin è stata definita una sorta di "porta" che mette in relazione l'anima del mondo con ciò che è eterno. In che senso?
«È stata un'intuizione della curatrice della mostra della Triennale. Ha visto l'opera e ha esclamato : "questo è un portale, questa è l'essenza dell'origine di quello che è il principio". Maschio e femmina uniti insieme; Origin esprime infatti un'idea di continuità, rappresenta il gesto dell'infinito, com'è appunto l'atto del fare l'amore».

L'amore, appunto. Che per tua definizione rappresenta la massima forza…

«Viviamo in un'epoca in cui parliamo sempre di sesso, però cos'è il sesso senza l'amore? Il sesso alla fine lascia un senso di vuoto se non è fatto con il giusto grado di intimità e di cura per la persona amata, per la persona che condivide questa unione che è, in assoluto, l'unione di tutte le unioni. Penso, in generale, che se facciamo le cose con amore, l'amore torni. Credo molto in questa forza: è generosa. E mi riferisco all'amore in senso universale, valido anche nei confronti della terra, della natura».

Non per niente, oggi, l'espressione "fare sesso" sembra aver soppiantato il più classico "fare l'amore"….
«Fare sesso è una cosa, fare l'amore un'altra. Ci sono l'amante e il sex friend, l'amico di letto. Il sesso di oggi non è più un tabù, ma è stato in parte svuotato del suo significato. Viene banalmente usato per vendere le cose più improbabili e distanti anni luce dalla sfera erotica».

Il tema del piacere è dominante nella tua produzione artistica. Perché è importante vivere bene il piacere?
«Il piacere è fondamentale in generale. E mi riferisco al piacere erotico, come a quello legato al cibo. Che cosa può distruggere una serata? Una cena mediocre così come un eros mediocre. Il rapporto fra un uomo e una donna, un uomo e un uomo o una donna e una donna, indipendentemente dalla relazione sessuale,  è comunque tenuto insieme dal piacere condiviso. Diversamente, il rapporto è malsano.  Il piacere dei sensi, pertanto, è un godimento importante. Nel mio caso, è il motore di tutto ciò che faccio e la mia missione è anche "scalpellarne" i tabù».

Proprio all'esperienza del piacere è dedicato il tuo primo libro, The Boudoir Bible, la Bibbia del Boudoir
«È  un libro sulla vera scoperta del nostro piacere: tutto fuorché "sfumature di grigio"! Non è una storiella, ma ciò che realmente si cerca per vivere bene l'erotismo. Molto spazio è dedicato anche agli "attrezzi", una selezione di strumenti che non definisco sex toys, perché la parola toys, giochi, indica qualcosa che dopo un po' finirà con l'annoiarti e che possibilmente butterai via. L'attrezzatura, invece, no.  The Boudoir Bible aiuta a conoscere intimamente il corpo per fare bene l'amore e incrementarne il piacere. Se non si conosce il corpo non se ne può trarre il massimo. Un po' come quando prendo la macchina per andare dal punto A al punto B: senza la cartina o il GPS, mi perdo! Si può desiderare di fare l'amore e inoltrarsi in questo mondo, di viaggiare nel piacere… Ma se non si possiede una conoscenza adeguata della geografia del corpo sessuale, come ci si arriva?».

Sex jewel designer, scultrice, scrittrice: è vero che il proprio patrimonio creativo può essere espresso in tanti modi e attraverso mezzi e linguaggi diversi…

«Nel lavoro c'è sempre qualcosa di nuovo. La vera sfida di una persona creativa è non arrivare al classico punto in cui ci si "incolla" e non c'è più evoluzione nel percorso artistico. Succede, a volte, quando ci si ritrova "fissi" in un momento di successo e si asseconda il mercato che ti dice di ripetere sempre quella stessa cosa.  A me capita spesso  di lavorare attraverso dei flash, delle intuizioni. Così è successo con Origin: ero in Versilia, al primo incontro con Paolo Carli. Si parlava di una collaborazione con la Fondazione Henraux e l'idea mi entusiasmava moltissimo. A un certo punto, guardando il mare, ho avuto una visione: l'immagine di quell'oggetto che sarebbe diventato appunto The Origin, ma al momento non capivo quanto e come sarebbe potuto diventare una cosa reale.  A distanza di appena una settimana sono stata contattata dalla Triennale di Milano per la mostra su eros e design e tutto si è concretizzato in pochissimo tempo. A dimostrazione del fatto che, me lo ripeto spesso, niente nella vita succede a caso».

(Pubblicato su Style.it, 2013. Foto: Betony Vernon ritratta da Lara Giliberto)

lunedì 17 febbraio 2014

Adolescenti interrotte: il diario erotico di Bruna

Le memorie sessuali di una liceale in un libro che ha scandalizzato il Brasile. A tu per tu con Bruna Surfistinha, la surfista dell'eros che racconta i retroscena della sua storia


Dal blog al libro
 Brasiliana, 22 anni, genitori della San Paolo bene ed ex ragazza squillo. Bruna Surfistinha, nome d’arte di Raquel Pacheco, è l’autrice di uno dei casi editoriali degli ultimi anni. In Brasile il suo libro di memorie hard Il dolce veleno dello Scorpione (edito in Italia da Sonzogno) è stato per otto mesi nella lista dei Best Sellers e presto ne faranno un film. «È stato un successo inatteso», dice l’autrice. «Non pensavo che la gente potesse interessarsi a una storia come la mia. Il Brasile è un Paese molto meno liberale di quanto si possa pensare…». Eppure nel suo “diario di una liceale brasiliana”, nato in origine come blog (www.brunasurfistinha.com) Bruna racconta, senza reticenze, i risvolti più piccanti della vita condotta tra i 17 e i 20 anni, quando, fuggita da casa per ribellarsi a un’educazione iper rigida, ha cominciato a mantenersi facendo la "garota de programa", come chiamano in Brasile le prostitute d’alto bordo.

 Le sue confessioni ardite hanno suscitato scalpore e conquistato popolarità…
«Immagino sia successo perché in Brasile nessuna prostituta, prima d’ora, aveva pensato di raccontare la sua vita, i suoi incontri, la sua “routine” quotidiana», spiega Bruna. «La gente è curiosa di sapere cosa succede nella vita di una prostituta. Anche chi condanna e ha pregiudizi vuole comunque essere al corrente. E poi, c’è da dire che il sesso è un argomento che riguarda tutti, indipendentemente dalla classe sociale, dalle religione e dalle situazioni personali».

Prostituta per sentirsi libera. Paradossalmente è stato così?
«Bisogna dire che si guadagnano molti più soldi rispetto ad altri lavori e non è necessario avere una laurea o conoscenze specifiche. Di fatto, esiste quindi la libertà di prostituirsi di punto in bianco, senza passare attraverso esami o concorsi. Ma si tratta di una libertà illusoria, perché si è comunque facile preda dei “protettori” ».

Insomma, non è stata una scelta felice. Si è mai pentita?
«Ho lasciato la casa dei miei genitori cercando la libertà, ma non l’ho trovata. La prostituzione è una libertà che ha sempre il risvolto di una prigione: si pensa che prima o poi si smetterà, ma sono davvero poche le donne che riescono a uscire dal giro. Tuttavia non mi sono mai pentita di essere stata una prostituta, anche se ho attraversato momenti difficili. Certo, ciò non significa che io ne sia orgogliosa, che lo trovi giusto o che incentivi altre a farlo: se così fosse non avrei mai avuto il desiderio di smettere e di condurre una vita normale. Parlerei di pentimento solo ripensando alla mia fuga da casa. In quel caso sì che mi sono pentita: avrei preferito andarmene in modo diverso».

Ne è uscita perché è stata fortunata o determinata?
«La mia è stata una decisione ponderata. Ho smesso di prostituirmi nell’ottobre del 2005, ma già all’inizio di quell’anno sapevo che sarebbe stato l’ultimo. Ho puntato moltissimo sul lavoro, con l’intento di mettere da parte abbastanza denaro per pagare le bollette in attesa di un nuovo lavoro. Il destino, poi, ha voluto che nel frattempo conoscessi anche Pedro, il mio attuale ragazzo».

Ha smesso per lui?
«No, ero già decisa a farlo indipendentemente da lui. Certo, il fatto di averlo conosciuto ha agevolato la scelta e se c’era qualche dubbio è stato cancellato del tutto. Volevo vivere un rapporto stabile, essere amata, capire che cosa volesse dire una storia a due».

Le è mai capitato di innamorarsi di un cliente?

«Il mio fidanzato è stato un mio cliente. Siamo usciti sette volte insieme, poi siamo diventati amici e poi ci siamo innamorati. All’inizio, però, è capitato anche con altri. Probabilmente succedeva per una forte carenza affettiva: negli uomini cercavo amore, attenzioni, qualcosa di più. Speravo sempre che qualcuno “mi salvasse”. Ma sono cose da film, anche se tutte le prostitute le sognano. Ricordo un episodio in particolare, in una “casa chiusa”. C’era un cliente che mi piaceva tantissimo, ma un giorno lui è arrivato e ha scelto la mia amica. Sono rimasta malissimo, ho pianto tanto, ma da quel momento ho deciso di lavorare solo per i soldi. Ho messo da parte i sentimenti di Raquel ed è entrata in scena Bruna, una vera professionista. Avevo capito che gli uomini non erano lì per dare affetto, ma solo per soddisfarsi sessualmente».

Come l’hanno presa i suoi genitori?
«Certe mie scelte sono state la reazione all’educazione rigida che ho ricevuto. Mio padre è un uomo pieno di pregiudizi nei confronti della prostituzione. Mi ha sempre tenuta molto a freno e in un certo senso ho voluto vendicarmi. Litigavamo sempre e l’ultimo litigio mi ha ferita tantissimo. È stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso…».

In che rapporti siete adesso?
«Sono passati cinque anni dall’ultima volta che ci siamo visti e da tre anni non ci sentiamo neanche per telefono. L’unico contatto che ho è con un cugino, dal quale ho saputo che mio padre non mi ha ancora perdonata per quello che ho fatto. Mia madre invece sì, ma vuole rispettare le idee di mio padre e lasciare a lui la scelta di una eventuale riconciliazione».

(Pubblicato su Style.it, 2007)

venerdì 14 febbraio 2014

Princess Spider: «Dopo i giochi sadomaso mi rilasso con Fellini»

Stivali con tacchi a spillo e tute in pelle, location segrete di lusso e feste private. Dopo il successo della serie televisiva Dominatrix reloaded, la "dominatrice" per eccellenza della scena fetish inglese racconta in un libro le sue esperienze. E a noi rivela che... 


Guru del feticismo
La sua specialità è la frusta. Con la quale umilia e punisce gli schiavi che hanno l’onore (e il piacere) di condividere con lei giochi erotici altamente trasgressivi. Princess Spider (la cui vera identità non sveliamo) è una delle Dominatrici più celebri della scena sadomaso inglese. L'apice del successo l'ha raggiunto con la serie ideata per Sky Tv dal titolo Dominatrix Reloaded, in cui dava consigli alle coppie che vogliono sperimentare il lato sensuale del BDSM, Bondage & Domination, Sadism & Masochism. Adesso, in Italia, esce il suo libro di memorie Esperienze di una Dominatrice (edizioni Tea). Le abbiamo chiesto di rivelarci qualche retroscena…

Giochi di potere
«Passione, potere e seduzione sono dentro ciascuno di noi. Il punto è saper aprire questa porta segreta… Io ho trovato la chiave d’accesso nel corso delle mie sperimentazioni erotiche e grazie alla voglia di esplorare le fantasie sessuali altrui. Adesso è come se avessi il potere invisibile di leggere nell’anima e nella mente delle persone».

Il piacere di Dominare
«La serenità che il ruolo di Dominatrice ha portato nella mia vita è inimmaginabile. Ho incontrato personaggi fantastici e umorismo e soddisfazione sono sempre stati all’ordine del giorno. Posso dire che la mia vita è cambiata in meglio: oggi vivo tutto con molta più passione. Mi sento più forte fisicamente e sono diventata anche più saggia, grazie ai viaggi per il mondo e alle amicizie personali nate in queste occasioni. Nella mia vita di Dominatrice, padrona e amante ho scoperto la mia vera natura sessuale e sensuale».

Identikit dello schiavo
«In realtà non esiste uno schiavo “tipo”, ma un’ampia varietà di individui che si avventurano nel BDSM o nei giochi fetish. Uomini, donne, trans… ho avuto a che fare con persone di tutti i generi, dalla donna single al grande manager. Il bello è proprio questo: ogni schiavo è diverso, ha un proprio menu di desideri. E che si tratti di novizi alla prima esperienza o veterani, io li adoro comunque».

Fetish per lui e per lei
«Con una schiava, il gioco si fa più sexy: si fatica di più per sviluppare la loro vulnerabilità. Gli uomini, invece, sono più fedeli e camminerebbero sul vetro con più facilità se lo chiedessi loro. In questi incontri non c’è contatto sessuale e tutto si gioca tra la mia “severità” e la loro capacità di ubbidire e guadagnarsi il sollievo. In genere, domino gli uomini in location simili a prigioni, le donne invece nei club, perché preferiscono “avere un pubblico” e protrarre il più possibile la loro sottomissione».

Dietro il successo, l’empatia
«La mia più grande abilità? Ascoltare e capire i clienti. Sforzarmi di accontentarne bisogni e fantasie. Attraverso i programmi radio e tv, poi, ho sempre cercato di raccontare il mio mondo alla gente comune, a coloro che non si sono mai avvicinati al BDSM, pur essendo curiosi di imparare o anche solo scoprire che cosa fa scattare i nostri interruttori del piacere. Credo che sia questo (unito all’esperienza) il segreto della mia celebrità».

Performance audaci
«Una volta un cliente mi ha chiesto di essere riempito di aghi su tutto il viso. Era una sua fantasia ricorrente e ha voluto metterla in pratica. Ma non ha resistito a lungo e io stessa mi dicevo che non avrei ripetuto quell’esperienza per niente al mondo. Morale: certe fantasie è meglio che restino solo nell’immaginario».

Sedotta da uno schiavo
«È successo così con il mio partner attuale. Twin (di cui parlo anche nel libro) adora i miei giochi di seduzione e, in generale, è molto orgoglioso delle mie idee, di ciò che scrivo, dei miei programmi alla radio e in tv. Dice che dovrei riposarmi di più e lavorare meno. Probabilmente ha ragione: dormo poco e mangio troppa cioccolata, ma quando mi concedo un momento di relax mi piace guardare film classici come Amarcord di Federico Fellini. E lasciarmi ispirare…».

(Pubblicato su Style.it, 2007)

lunedì 10 febbraio 2014

Tara-tantra sex: guida al piacere femminile

Dagli esercizi da fare sola o in coppia alla posizione cult, fino alle zone erogene da tenere d'occhio. Una psicologa tedesca, esperta di tantra, ci conduce alla scoperta di una delle forme meditative più affascinanti. Per valorizzare al massimo la sessualità femminile  

A tu per tu con Christa Schulte

Christa Schulte, psicologa, vive a Brema, dove dirige un centro di psicoterapia femminile. Studiosa del Tantra, ha sviluppato una sua teoria per lo sviluppo della sessualità femminile. Ne parla nel libro: Tantric Sex for Women (A guide for lesbian, bi, hetero and solo lovers), pubblicato da Hunter House. L'abbiamo intervistata. 

Il sesso tantrico è considerato una delle esperienze erotiche più affascinanti. Cosa lo rende così speciale?
«Il fatto di basarsi sul massimo prolungamento della sensazione del piacere e non su un rapido raggiungimento dell'orgasmo. Aumentando la durata dell'atto sessuale, poi, aumenta anche la possibilità di visualizzare immagini cariche di sensualità (le cosiddette fantasie erotiche) una sorta di "cinema privato" che aiuta a intensificare il piacere».

Cosa regala in più all'eros?
«Il principio alla base del tantra è "rilassarsi durante l'eccitazione". Sembra una contraddizione, ma non lo è: imparare ad alternare momenti di rilassamento a momenti di eccitazione è il segreto per potenziare l'eros. La parola Tantra, infatti, significa "tela finissima". È la "trama" che unisce tutti i fili dell'ordito. Allo stesso modo, il tantra unisce il respiro e la miriade di sensazioni positive e negative che percepiamo nell'eros. Il senso di benessere che deriva da questa esperienza viene condiviso con chi ci sta accanto, liberandoci dalla "prigione" della individualità e permettendoci di sperimentare la fusione con ciò che ci circonda».

Lei ha sviluppato una sua teoria per lo sviluppo della sessualità femminile: il tara-tantra. Di cosa si tratta?
«Faccio una premessa: il tantra è nato in India allo scopo di raggiungere la consapevolezza attraverso la sensualità. Tuttavia, questo splendido complesso di esercizi, massaggi e meditazione è stato fortemente influenzato dalla cornice patriarcale, basandosi su presupposti più maschili che femminili. Questo mi ha portato a sviluppare un Tantra centrato sulla donna, che ho soprannominato appunto Tara-tantra, perché Tara è "la donna libera che nuota verso l'altra sponda", la dea della femminilità che impersona le qualità necessarie alle donne per sperimentare la libertà e la gioia di condividere la loro sessualità. Il principio alla base del tara-tantra è l'appagamento dei sensi attraverso la propria energia sessuale e la trasformazione di tale forza in energia spirituale. Solo così, si arriverà alla fusione con il mondo, alla comprensione del significato dell'esistenza, alla ricchezza spirituale».

Nel suo libro sul sesso tantrico, lei propone esercizi "su misura", a seconda della personalità e dell'umore. Ci fa qualche esempio? 
«Le donne sono diverse fra loro e hanno bisogni diversi. Mi piace l'idea di rispettare la molteplicità di esperienze e desideri femminili. Per esempio, chi fa parte di quel 25 per cento di donne che tende ad avere un orgasmo implosivi, di sicuro non trarrà giovamento da esercizi con forti movimenti pelvici. Al contrario, il dolce flusso di estasi potrà esprimersi meglio in movimenti sinuosi, come quelli di un serpente. Ecco quindi, l'idea di suggerire esercizi mirati a seconda di come una donna esprime la propria sessualità».

Come si eseguono gli esercizi di sesso tantrico "al femminile"?
«In uno spazio riservato, in un'atmosfera serena e ricca di creatività, si inizia a liberare la propria energia sessuale, lavorando con il corpo, il respiro, i massaggi e il contatto con le zone erogene. Bisogna imparare, poco alla volta, a gestire questa energia, trattenendola, direzionandola, lasciandola fluire. Per una donna, è molto importante imparare a riconoscere la propria energia sessuale. Per poterla apprezzare e mettere in contatto con se stessa e con gli altri».

Quali sono le zone erogene femminili per eccellenza?
«Quando una donna è fortemente eccitata, tutto il corpo diventa una zona erogena. Quando lo è a metà, i punti "caldi" sono le labbra, l'interno delle orecchie, il collo, l'interno delle braccia, le ascelle, i capezzoli, i fianchi, la parte che sovrasta l'ombelico, il monte di Venere, l'inguine, il clitoride, il punto-G, l'ano, l'interno delle cosce, le ginocchia, gli alluci. Quando, infine, non è eccitata o lo è pochissimo, la zona erogena più importante è la testa. Da stimolare al meglio con complimenti, immagini, fantasie e, ovviamente, sincere dichiarazioni d'amore».

(pubblicato su Style.it, 2006)

lunedì 3 febbraio 2014

«Per i fumetti erotici mi ispiro alle confidenze delle amiche»

Come nasce un fumetto erotico? E cosa cambia se l’autrice è una donna? La disegnatrice romana Cristina Fabris racconta la genesi dei suoi lavori. In cinque step


Sulle orme di Crepax e Manara
37 anni, romana, Cristina Fabris è attualmente una delle firme più note del fumetto erotico. I suoi disegni, diffusi anche all’estero, raccontano storie fetish, sadomaso, omosex, portando in primo piano le sfaccettature dell’eros femminile, con tocchi di romanticismo e ironia. «La passione per il disegno c’è sempre stata, fin da bambina. Nel tempo mi sono avvicinata a Crepax, Corto Maltese, Milo Manara, e ho capito che non c’erano solo letture come Il diavolo in corpo o film come Ultimo tango a Parigi a darmi sensazioni forti. La Scuola Romana del Fumetto e insegnanti come Massimo Rotundo (Ex Libris Eroticis) hanno poi fatto il resto».



Regola n.1: definire l' erotismo
«La definizione di erotismo è ampia. Per me è desiderio, desiderio liquido, che si può manifestare in forme differenti. Come potenziale fonte di soddisfazione del piacere o, appunto, mediante l'immaginazione. Attraverso i disegni, mi piace sviluppare il gusto della provocazione e, perché no, scandalizzare chi non mi conosce!».

Regola n. 2: mai dare l'eros per scontato
«Il fumetto è un genere di lettura speciale, con una marcia in più: l'immediatezza dell'immagine. L’aspetto più difficile di questo lavoro è però riuscire a creare una storia credibile, partendo da una sceneggiatura. È facile pensare infatti che il sesso basti di per sé a raccontare, ma non è così: bisogna sforzarsi di capire il gusto del lettore. La vera sfida è riuscire a coinvolgerlo».

Regola n. 3: il lettore è (anche) donna
«È un dato di fatto: i lettori del genere sono soprattutto uomini. Ma cominciano a esserci anche donne che vogliono vivere la propria sessualità in modo più autonomo e cosciente. È un aspetto da tenere presente».

Regola n. 4: ispirarsi alla realtà
«Come creare una storia o inventare un personaggio? A me capita di prendere spunto dalla vita di tutti i giorni, dai racconti delle amiche, dalle loro fantasie, dai libri, dai film, da quello che penso possa solleticare i miei sensi... e quindi quelli di un ipotetico lettore».

Regola n. 5: provocare, con stile
«Il trucco è provocare, disegnare le posizioni più disparate, creare immagini forti ma stando attenti a non scadere nella volgarità (se di volgarità si può parlare, visto che fra due adulti consenzienti per me non esistono limiti!). Spingersi quindi al top dell'estetica, al limite del sesso, scatenando la fantasia sul foglio».

Chiudi gli occhi, the erotic art book
L’ultima pubblicazione di Cristina Fabris è Chiudi gli occhi (Purple Press, 18 euro), un volume che raccoglie le illustrazioni pubblicate nel corso degli anni in Italia, Francia, Olanda e Stati Uniti, oltre a bozzetti, sketches e disegni inediti.
«Cosa avrei fatto se non fossi diventata una fumettista hard? Sarei una chef di alta gastronomia! Mi piace cucinare e presentare piatti belli da vedere, oltre che buoni da gustare».

(Pubblicato su Style.it, 2008 - foto the Perky-Pat Paper Dolls by Cristina Fabris)